La mongolfiera colorata

Imparare a vedere le cose da una nuova prospettiva, permette di allargare gli orizzonti. Partendo da questo punto di vista, noi bambini della 3A abbiamo ascoltato con attenzione il racconto inedito “La mongolfiera scolorita” di maestra Silvia, che ci ha permesso di spiccare un volo tra panorami inconsueti e (im)probabili visioni della nostra vita futura.

C’era una volta una piccola mongolfiera colorata che nella sua vita aveva attraversato il mare, il deserto, la foresta, le montagne e persino le città più antiche del mondo.

Nelle giornate ventose, quando le persone stavano chiuse dentro casa, a scuola e negli uffici, lei volava felice tra le nuvole. Con il suo amico Vento saliva verso il cielo azzurro facendosi cullare qua e là per il mondo, osservando il panorama dall’alto e facendo divertire le persone.

Spesso nel suo grande cesto ospitava adulti e bambini coraggiosi che volevano capire come fosse la vita sulla terra, osservandola tra le nuvole.

Un giorno, però, la mongolfiera diventò triste e anche i suoi colori si spensero, facendola diventare completamente bianca e nera.

Il suo amico Vento, infatti, aveva smesso di soffiare. Non c’era un motivo: aveva smesso e basta. La mongolfiera allora rimase su un prato, in un angolo, ad aspettare il ritorno del Vento.

Ma il Vento sembrava essersi stancato di soffiare e viaggiare con lei o forse era impegnato a far volare le mongolfiere in un altro punto della terra o magari stava soffiando dentro un brutto temporale.

Gli adulti e i bambini che in passato erano saliti a bordo per divertirsi e sognare insieme alla mongolfiera, andavano ogni giorno sul prato a chiederle di fare ancora un volo, ma lei rispondeva  “Non posso, non riesco più a volare, mi sento così pesante” e nel frattempo perdeva sempre più i suoi bei colori.

Un giorno sul campo di tulipani in cui la mongolfiera, ormai scolorita, sonnecchiava annoiata, passò un uccellino dal becco rosso: “Cosa fai lì, a terra, senza colori?” le chiese.

“Aspetto il Vento”, rispose la mongolfiera.

“Da quanto tempo lo aspetti?”

“Da tanti mesi”.

“E non è più tornato?”chiese ancora l’uccellino.

“Sì, ogni tanto torna e soffia un po’, ma poi smette, borbotta qualcosa e va via”.

“E quel piccolo soffio a te non basta per volare un po’?”

“Sul momento mi fa felice, mi fa salire poco poco verso l’azzurro, ma poi subito dopo precipito e perdo i colori”.

“Dovresti imparare ad aspettare con più leggerezza”, suggerì l’uccellino. “Magari il vento è stanco o impegnato. O forse non tornerà più”.

“E io, quindi, non riuscirò più a volare?” chiese la mongolfiera, sempre più grigia.

“Certo, volerai ancora, magari in un cielo diverso da questo”.

“E il mio amico Vento? Non ci divertiremo più insieme?”

“Forse sì, o forse no. Ma dimmi: i viaggiatori che hai fatto volare in questi anni, ora dove sono?” chiese l’uccellino dal becco rosso.

“Sono nelle loro case, nelle scuole e negli uffici” rispose la mongolfiera. “Venivano tutti i giorni a chiedermi di fare un ultimo viaggio, ma poi si sono stancati e non sono più tornati”.

“Puoi farli viaggiare ancora!” cinguettò l’uccellino.

“Senza Vento?”

“Certo! Hai fatto talmente tanti voli con il tuo amico Vento, che potrai ancora raccontare storie e descrivere panorami anche senza staccarti dal suolo! E i viaggiatori, dentro il tuo cesto, non smetteranno mai di sognare!”

“Non so se ce la farò” rispose la mongolfiera, triste all’idea di perdere il suo amico Vento e le loro avventure.

“Ce la farai” sussurrò l’uccellino. “C’è solo una cosa che puoi fare, ora”.

“Che cosa?” chiese la mongolfiera.

“Il fuoco. Il fuoco che brucia dentro il tuo cesto per farti prendere il volo: non farlo spegnere mai. Senza quel fuoco, nessun vento ti porterà di nuovo lassù”.

Maestra Silvia e la 3A di San Donato

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