Il vecchio e il bambino

Ogni tanto alla ricreazione i bambini, si sa, scambiano la maestra per una dj (e la maestra che vi scrive, da bambina voleva fare proprio la dj! Oltre che la maestra, la scrittrice, la veterinaria e l’archeologa!) e scambiano la Lim per un juke-box. “Mae’, ce la metti Soldi?”. “No mae’, metti Stupida allegria!”. “Ma che dici? È molto più bella Magnifico difetto“. Snocciolano alla velocità della luce titoli di canzoni interpretate da cantanti contemporanei, alcuni improbabili e altri bravini.

In questo girotondo di canzoni, mi piace sempre stupirli scegliendo io, una canzone. Alcuni di loro a casa ascoltano anche i brani che amano i loro genitori, altri navigano su YouTube e costruiscono da sé una propria cultura musicale. Insomma: siccome negli ultimi due anni ho fatto dei micro-progetti sui Queen e i Beatles, quest’anno ho deciso di dedicarmi a un piccolo progetto sui cantautori italiani.

Il primo incontro con la “poesia in musica” ci ha fatto conoscere uno dei brani più coinvolgenti di Fancesco Guccini: Il vecchio e il bambino (che potrete ascoltare qua).
Di questa canzone, di un’attualità quasi spiazzante, abbiamo ascoltato ben tre versioni: quella dei Nomadi, quella di Guccini da solista e quella interpretata da un coro di bambini. L’ultima è stata la versione più apprezzata e alcuni di loro si sono lasciati andare a un pianto liberatorio già dal primo ascolto! E il bello è che ancora non abbiamo affrontato l’argomento chiave del brano, ma già le sonorità e i protagonisti (un nonno con il suo nipotino) hanno suscitato delle belle emozioni nei bambini della 5A.

Per non mettere troppa carne sul fuoco, abbiamo pensato di limitarci, per la prima lezione, a un ascolto passivo: il primo di conoscenza, il secondo con gli occhi chiusi concentrandosi sulla musica e il terzo ascoltando bene le parole. Hanno poi richiesto un quarto ascolto in cui, spontaneamente, hanno iniziato a cantare la canzone. “Maè, il titolo è un po’ brutto ma la canzone spacca!” ha sentenziato Luca, il nostro esperto musicologo amante dei Queen.

Per ora ci siamo soffermati solo sulla struttura del testo e i piccoli hanno già evidenziato come sia presente la rima baciata, tipica delle poesie. Da lì allora abbiamo iniziato a discutere se le canzoni potessero essere o meno delle poesie in musica e grazie ad alcuni esempi concreti e attuali, abbiamo capito che no, non tutte le canzoni possono essere considerate poesie! Per fortuna! Un lungo brivido mi ha percorso la schiena, davanti alle citazioni di alcuni brani recenti. Tralascio gli esempi, ma è sufficiente sintonizzarsi su una qualunque stazione radiofonica che trasmette musica italiana contemporanea.

A questo punto abbiamo riletto insieme il testo e abbiamo proposto ai bambini un questionario per rilevare quanti di loro avessero colto il significato di alcuni passaggi e metafore. I bambini, come sempre, sono sorprendenti: senza nessuna spiegazione da parte delle insegnanti, alcuni di loro hanno centrato il tema del brano, che non è affatto semplice (ma ne parleremo più avanti, alla seconda lezione).

Ci siamo lasciati con la promessa di appronfondire il testo, imparare il brano e scoprire altre perle della musica d’autore italiana (e non).

Da dj maestra Silvia e i grandi delle 5A di via Forlanini, è tutto!

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