Come funziona la maestra

Ho una cara amica che sa come funziona una maestra: innanzitutto perché con le maestre ci lavora (ma non fa la maestra) e poi perché, poverina, una maestra la frequenta da anni. E le persone che hanno una maestra in famiglia o nella cerchia di amici, si sa, devono abituarsi a sentirsi dire cose come: “Hai le scarpe slacciate, copriti che c’è freddo, lo vuoi lo zucchero filato? Devi proprio buttarli, i tappi delle bottiglie? E i rotoli della carta igienica?”. Per non parlare delle cene del fine settimana: “Ci sono centocinquanta persone in questo locale, di cui due bambini. E a chi si avvicinano quei due bambini? Ma come fanno a sapere che sei una maestra?”. Oppure cose come: “Scusa, ma tu vai sempre in giro con le bolle di sapone nella borsa?” (Sì, lo ammetto!).
Insomma: se è vero che la vita delle maestre è dura (per mille e più motivi), lo è anche quella di chi sta accanto a loro.
Ma esattamente come funziona una maestra? La mia amica ha cercato una spiegazione scientifica in questo divertente albo illustrato che mi ha regalato.           
               

La descrizione fisica delle varie tipologie di maestre che si possono incontrare, è da manuale! Ci sono maestre corte e maestre lunghe, maestre larghe e maestre sottili. Ma tutte hanno una cosa in comune: hanno una parte davanti che si può vedere quando spiegano e una parte di dietro che si vede quando si girano. E a quel punto, sul libro compare una bella illustrazione del sedere di una maestra, e giù risate. “Perché ridi, scusa, anche le maestre hanno il sedere”, dice una piccola. Io cerco di passare immediatamente alla pagina successiva per evitare le radiografie.
“Una maestra piccola non è mezza maestra”, prosegue la narrazione. E io gongolo, perché forse ho trovato la frase che più di tutte rende giustizia alla mia età anagrafica che mi fa sempre essere la maestra più giovane, ovunque io vada.
“Dentro la maestra ci sono i numeri, le tabelline, i fiumi e monti, l’orologio, 5 sensi, l’uomo primitivo e tante altre cose a poco a poco finisco anche dentro i bambini”. E qua mi torna in mente un’immagine per me molto significativa: l’imbuto di Norimberga.

Si tratta di una stampa tedesca del 1600 che rappresenta un maestro che travasa, all’interno della testa del suo allievo, tutto il sapere che possiede. Il bambino, seduto composto con lo sguardo vacuo, acquisisce passivamente tutte le informazioni senza mai essere partecipe né protagonista del suo sviluppo. Un’immagine terribile che si discosta da quello che fortunatamente vivo ogni giorno a scuola.

“Se una maestra manca si fa una sottrazione”. Questo passaggio lo trovo addirittura commovente. Quante volte capita di assentarsi per un solo giorno per un acciacco o qualunque altro motivo e quando si rientra si subisce l’assalto dei bambini che sembra che non ti vedano da un anno? Se una maestra manca … manca in tutti i sensi!
La frase “Se arriva una maestra nuova si fa un’addizione” è l’essenza dell’accoglienza e dell’inclusione: se arriva una maestra nuova si accoglie con un sorriso, si fa un pochino di spazio anche per lei e si cerca di farla sentire a casa perché lì ancora non conosce nessuno. Succede quasi tutte le volte, ed è bellissimo.


Ma c’è una frase, una sola, che non leggerò ai miei alunni… perché abbiamo studiato di recente l’australopiteco e sono saltati fuori discorsi da centro estetico che è meglio non rispolverare: “Le maestre primitive erano più pelose di quelle di adesso, davano meno compiti, insegnavano cose diverse. Col tempo le maestre hanno perso i peli, si sono trasformate e hanno spiegato ai bambini in tutte le lingue del mondo”.

Ecco, tolto questo passaggio, questo libro spiega alla perfezione come funziona una maestra!

Da maestra Silvia e dalle splendide 2A e 3A di San Donato è tutto!

Come funziona la maestra

Testo di Susanna Mattiangeli e illustrazioni di Chiara Carrer.

Ed. Il Castoro

14 euro

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