Di punto in bianco

“Me lo disegni?”. Quanti di noi – maestre, genitori, nonni e zii – non sono sbiancati davanti a una simile richiesta? Perché a parte sporadici casi di persone abili nel disegno, la maggior parte di noi, diciamolo, non è questo gran Picasso. Soprattutto perché i bambini, si sa, sono dei sognatori e pensano che gli adulti siano in grado di fare tutto: quindi anche disegnare. Disegnare bene, dico. Ecco, io non sono tra questi: l’apice della mia vena artistica è rappresentato dalla tipica casetta quadrata con tetto triangolare e fumaiolo. L’alberello nel viale fa parte di un livello avanzato che non mi compete.

Ricordo ancora il mio primo giorno da maestra, quando il piccolo Davide mi chiese di disegnargli una cosetta da nulla, una roba facile facile, che figuriamoci se una maestra non la sa fare: “Maestra, mi disegni un catamarano?”. Un CA-TA-MA-RA-NO. Davide, sette anni e mezzo di sapienza. Non contento, dopo il mio primo schizzo a matita aggiunse: “Maestra, se metti la randa lì, mi sbilanci lo scafo“. L’ho detto, che i bambini sono dei sognatori. Lui, in più, era un genio: del mare e del fare. 

Non ricordo esattamente come finì quella volta, anche perché il piccoletto il suo catamarano lo voleva in 3D, quindi forse è finita che mi sono asserragliata nel bagno delle maestre e non volevo più uscire da lì, finché non è arrivata la campanella a salvarmi. 
Poi, però, ho scoperto un libro meraviglioso che mi ha restituito speranza e dignità.
Si intitola Il punto ed è la storia, semplice ma intensa, di una bambina che non sapeva disegnare. O meglio: così credeva. La sua maestra, però, cercava di farle capire che ognuno di noi è capace di creare qualcosa partendo dal nulla, o da un semplice punto: perché a volte dove c’è un punto, c’è un inizio.
E allora ecco che sul foglio immacolato della piccola Vashti, la maestra chiede di disegnare un punto: un solo, minuscolo, puntino. La bambina, demoralizzata e non troppo convinta, asseconda comunque la maestra: ancora non sa dove la porterà quel puntino. Il giorno dopo quel punto verrà racchiuso in una splendida cornice dorata, con l’effetto di far brillare il quadro e l’autostima della bambina. 

Vasthi ci prenderà gusto e da quel punto – è proprio il caso di dirlo! – in poi, aiuterà altri bambini a tracciare un percorso espressivo e identitario basato sulle proprie caratteristiche personali e non su quelle che gli altri si aspettano.            
Questo piccolo albo illustrato è davvero prezioso, per la sua semplicità che può arrivare a tutti e per il messaggio che racchiude: non a caso viene utilizzato da maestre e terapisti per accrescere l’autostima dei bambini.

Riusciranno i nostri bambini più insicuri a superare la sindrome del foglio bianco, seguendo l’esempio di Vasthi?

Ecco le coordinate del libro:

Il punto, Peter Reynolds, Ape Junior edizioni, 2003.

Recensione proposta dalla maestra Silvia Sanna

da quel di SD

Precedente W i nonni!!!! Successivo Benvenuti piccolini

Lascia un commento