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Ettore, l’uomo straordinariamente… creativo!

Parlare di Parità di genere con bambini anche piccoli, si può e si deve fare. Apprezzo molto il fatto che alcune colleghe abbiano l’accortezza e la perseveranza di rivolgersi sempre al gruppo classe dicendo “Bambine e bambini”. Loro apprezzano e già a otto anni capiscono l’importanza di quella che, ai più, può sembrare un’attenzione di poco conto ma è in realtà un modo di comunicare corretto che non esclude nessuno.  
Qualche mese fa la piccola Adele, otto anni, recriminava il fatto di poter dire che le letterine per Babbo Natale le scrivono “tutte le bambine”. Alla domanda: “E i bambini no?” la piccola, chiara e diretta, ha risposto: “Si parla sempre di bambini, e le femmine non si nominano mai, una volta tanto parliamo solo di bambine”. Cosa sono questi, se non i rudimenti – così spontanei e limpidi – di una bambina di otto anni alle prese con il linguaggio di genere in una società prettamente maschilista? C’è speranza per il futuro, grazie a queste piccole menti illuminate e illuminanti.

Per restare in tema e provocare un bel dibattito in classe, oggi ho letto un prezioso libro illustrato intitolato Ettore l’uomo straordinariamente forte, di Magalì Le Huche, edito dalla casa editrice Settenove.

Avevo già pregustato la scena: io che inizio a leggere, i loro occhietti puntati sulle illustrazioni, le orecchie attente alla mia voce e… sorpresa! Lo stupore davanti a un protagonista tanto strampalato e da lì, un bel dibattito con tanto di voci pro, voci contro e vai con una bella spolverata della maestra contro gli stereotipi. Invece la sorpresa me l’hanno fatta loro… non sorprendendosi affatto! Un po’ come quando prepari una magia e la magia non ti riesce o quando racconti una barzelletta e nessuno ride. Una delusione, di solito. A conti fatti, invece, è stata una sorpresa in positivo: sono stata felice di non aver dato troppe spiegazioni, di non aver moderate un dibattito acceso, ma di aver semplicemente preso coscienza di quanto i bambini e le bambine siano così aperti rispetto agli adulti, con quelle loro testoline così pure. Solo raccontandovi il contenuto del libro, però, potrete seguirmi meglio.

Ettore è un uomo straordinariamente forte che lavora in un circo: come chiarisce già il nome, il suo talento rinomato risiede nei suoi grossi bicipiti. Insieme a lui, nel circo Straordinario, lavorano acrobati, ballerine (compresa Leopoldina, di cui è innamorato), domatori (come i suoi due più feroci detrattori), saltimbanchi e artisti di ogni genere.

Ognuno di loro ha la propria specialità da proporre agli spettatori. Ettore però, con la sua forza straordinaria, pare essere il numero uno del circo e questo suscita l’invidia dei due domatori Gedeone e Leonardo. I due lo sfidano a combattere a mani nude contro i leoni e i leopardi che loro stessi addestrano, ma Ettore declina la proposta e anziché usare la forza delle braccia, usa l’intelligenza. I due domatori, indispettiti, cercano di capire in che modo danneggiare l’uomo più forte e apprezzato del circo.

Ettore è un uomo di poche parole: è riservato e solitario, e quando non si esercita nel tendone torna nella sua roulotte o nel nascondiglio a cui si accede tramite una botola. Gedeone e Leonardo hanno il sentore che Ettore, così schivo e taciturno, nasconda qualcosa e lo seguono fino al suo piccolo antro. Lì, con grande stupore, scoprono che l’uomo incredibilmente forte si dedica appassionatamente ad un’attività che loro ritengono un’insolita debolezza: l’uncinetto e la maglia.

Ancora sorpresi dalla scoperta, decidono di portare via tutti i lavori a maglia di Ettore ed esporli sul tendone del circo, per umiliarlo davanti agli occhi degli artisti e degli spettatori.

A questo punto della storia mi sono fermata.
“Cosa significa umiliare?”
“Prendere in giro una persona”.
“E secondo voi perché i domatori pensano di umiliare Ettore esponendo i suoi lavori a maglia?”. Silenzio.
“Secondo voi Ettore si dovrebbe vergognare di saper fare a maglia?”
“No, anche se…”
“Anche se di solito sono le nonne che fanno a maglia!”
“Vero, come mia nonna!”
“Anche mia mamma!”
“Quindi solo le donne fanno a maglia o possono farlo anche gli uomini?”
“Lo possono fare tutti!”
“E ci trovate qualcosa di strano?”
“No!”.
“Maestra, tu sai lavorare a maglia?”
“No, però mi piace giocare a calcio!”

Ora, è vero: sono ancora piccoli e puri, hanno appena otto anni e fortunatamente non hanno ancora interiorizzato alcuni stereotipi che vorrebbero vedere separate le attività e le passioni in categorie “da maschi” e “da femmine”. Però quando gli ho svelato che gioco a calcio, hanno riso parecchio: devo rivedere la mia forma fisica  😆 

La storia di Ettore prosegue e si conclude in un modo totalmente inaspettato che farà ridere a crepapelle i piccoli lettori e le piccole lettrici, ma soprattutto regala un finale che sottolinea come i talenti di ciascuno, se condivisi, possono fare il bene di tutti. 

Leggere questo libro per loro e con loro ha aperto una strada che voglio percorrere lungo il corso dell’anno, quella che al di là del rosa e del celeste, delle macchinine e delle bambole, porta i bambini e le bambine ad essere esattamente ciò che sentono di essere.

Nel frattempo, per farli ridere ancor di più, domani farò vedere loro le prove del fatto che davvero gioco a calcio! (no, non porterò le lastre dell’ultima distorsione)

Dalla maestra Silvia e dalle panchine della 2a e 3A S.D., è tutto  😆 

                                  

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